“Negli ultimi cinque anni a Roma hanno abbassato le serrande 14.500 negozi di vicinato.”
A lanciare l’allarme è Andrea Rotondo, Presidente di Confartigianato Roma, in un’intervista rilasciata a La Repubblica a margine del report dell’associazione sulle chiusure delle imprese artigiane e commerciali della Capitale.
Un numero che fotografa una vera e propria emergenza economica e sociale, con interi quartieri che perdono la loro identità. “Il commercio di prossimità è parte integrante della vita dei nostri rioni — spiega Rotondo — ma oggi le attività storiche non riescono più a reggere la pressione fiscale, l’aumento dei costi e la concorrenza online. Servono misure concrete per sostenere chi resiste e per incentivare il ritorno dei residenti nei centri storici”.
Secondo l’indagine di Confartigianato Roma, dal 2019 al 2024 il numero di negozi di vicinato è passato da 63.158 a 48.629 unità, con una contrazione del 23%. Tra le categorie più colpite: i negozi di articoli per la casa (-53,9%), lampade (-49,1%), biciclette (-36%), prodotti culturali (-29%), profumerie (-29%) e negozi di abbigliamento e calzature (-24%).
Un quadro che conferma la crisi strutturale del commercio di prossimità, aggravata dal caro-affitti e dai mutamenti del mercato immobiliare. “Anche nelle zone popolari come Monte Mario, San Giovanni o Ponte Milvio — sottolinea Rotondo — oggi i locali sfitti sono il 40% in più rispetto al 2024. In centro, poi, la situazione è ancora più grave: le serrande abbassate si moltiplicano e il rischio è quello di svuotare definitivamente Roma del suo tessuto artigiano e sociale.”
Eppure, le soluzioni esistono. Confartigianato Roma chiede interventi coordinati tra Comune e Regione Lazio, con politiche mirate alla rigenerazione urbana, incentivi fiscali per il mantenimento delle botteghe storiche e un piano per rendere sostenibile la presenza di attività artigiane nei centri urbani.
“La sfida — conclude Rotondo — è far rinascere il commercio locale, difendendo i valori dell’artigianato e la qualità della vita dei nostri quartieri. Roma non può permettersi di perdere la sua anima fatta di botteghe, laboratori e negozi di vicinato.”




