Oltre mille vetrine spente: gli effetti della pandemia, il Presidente Rotondo su Il Tempo.

Cambia il volto del centro storico romano: botteghe artigiane e negozi di noti marchi italiani vengono rimpiazzati da franchising il cui unico obiettivo è quello di vendere sottocosto ad un pubblico che rincorre più lo sconto che la qualità.
Di fronte a questa situazione l’Amministrazione si dichiara il più delle volte impotente: nessun evento per spingere lo shopping, una Ztl additata dai commercianti come tra le principali cause della mancanza di acquisti da parte dei romani.

” Il 15% dei negozi ha chiuso i battenti e probabilmente non riaprirà più. Da piazza della Repubblica a piazza Venezia 40 attività su 130 hanno chiuso”.

Dall’ analisi di Confartigianato Roma traspare, in modo più analitico, come la situazione del centro di Roma è a dir poco preoccupante.

Tra gennaio 2020 e febbraio 2022, il solo comparto del commercio ha detto addio a 670 attività, il 15% del numero complessivo delle imprese. La manifattura, già compromessa anche prima della pandemia, si è ulteriormente ridimensionata passando da 1.680 a 1.311 imprese.
Il settore della ristorazione, nello stesso arco temporale, si riduce di 47 unità passando da 2.110 esercizi a 2.063, il 2,2% in meno. Anche il settore alberghiero non rischia meno:
gli alloggi tradizionali, con gli alberghi perdono 39 strutture pari al 5,1%, mentre gli affittacamere nonostante la pandemia crescono di 42 unità.
Un trend migliore riguarda i laboratori artigiani che subiscono una crescita(in particolare nella ristorazione) passando da 253 a 257 laboratori, esattamente il 1,9%.

“Si rischia una vera e propria desertificazione di attività storiche e di appeal “.