Mercato del lavoro: rapporto Unioncamere su la Repubblica.

Le considerazioni del Presidente Lorenzo Tagliavanti CCIAA Roma e del Presidente Andrea Rotondo Confartigianato Roma.

L’ indagine fotografata da Unioncamere sulla “Domanda di lavoro delle imprese” della provincia di Roma mostra 35.690 nuovi ingressi nel mondo del lavoro previsti nel febbraio del 2024.
Questo significa che, in un solo mese, quasi 36mila persone troveranno un’occupazione sul territorio di Roma.

Fra gli impieghi con più assunzioni vediamo gli impiegati con 11.190 unità, seguito da dirigenti e tecnici con elevata specializzazione con 10.450, le professioni non qualificate (personale impegnato nei servizi di pulizia o non qualificato nelle costruzioni) con 7.200 unità e gli operai specializzati (meccanici, artigianali, attrezzisti) con 6.840 unità.

Il Presidente Lorenzo Tagliavanti CCIAA Roma: “Roma ha chiuso il 2023 con il miglior saldo imprenditoriale nazionale, segno di una diffusa dinamicità e resilienza del nostro tessuto imprenditoriale e con dati confortanti sul fronte dell’occupazione, specie giovanile. Anche il 2024, come testimonia l’indagine Excelsior, si apre bene sul fronte del lavoro con quasi 36mila assunzioni programmate da parte delle imprese romane nel solo mese di febbraio, in aumento del 12,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (31.780).
Una delle principali carenze da colmare è quella di allineare la formazione dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro con i profili ricercati dalle aziende. Ancora oggi per la media delle imprese romane il 37,2% delle possibili entrate è di difficile reperimento”.

Nel complesso, però, trovare sul mercato le adeguate figure professionali non è facile, vediamo infatti come nel settore sanitario e paramedico, circa il 49,4% di nuovi ingressi è difficile da trovare sul mercato, o perché assente o perché sprovvisto dei titoli di studio adeguati.
La percentuale arriva al 59,1% nel settore dell’ingegneria civile e nell’architettura così come per l’insegnamento e la formazione. 

Una situazione vittima della scarsa disponibilità e della sempre più diffusa preferenza per il lavoro agile, come infatti sottolinea il Presidente Andrea Rotondo:

“Nel colloquio di lavoro circa un terzo delle volte la possibilità di lavorare in smart working risulta una richiesta più determinante del tipo di contratto offerto o delle prospettive di carriera”.