L’analisi di Confartigianato Roma sul Corriere della Sera: un giovane romano su tre dice no al lavoro senza smart working, mestieri tradizionali a rischio.

Senza smart working un giovane romano su tre rifiuta la proposta di lavoro. Così i mestieri tradizionali rischiano di scomparire, data l’impossibilità di svolgere questi lavori da remoto. 

«I ragazzi che chiedono lo smart working non hanno capito che, soprattutto nelle professioni a vocazione artigiana, la prima componente retributiva è imparare dal maestro o dai propri superiori. Cosa che non si può ottenere tramite le piattaforme. Ci si sottrae inoltre dal confronto con i colleghi e quindi alla ulteriore possibilità di apprendimento orizzontale» sottolinea il Presidente di Confartigianato Roma Andrea Rotondo.

I dati di Confartigianato illustrano una situazione di criticità nella crescita delle imprese per via dei costi elevati dell’energia e per la difficoltà nel reperire circa la metà della forza lavoro che garantirebbe un maggiore aumento dei ricavi.

«L’indicatore del difficile reperimento della manodopera rappresenta la punta dell’iceberg di una società complessa e caratterizzata da turbolento mercato del lavoro condizionato anche da strumenti di politiche attive poco efficaci, dalla concorrenza sleale del sommerso e da una elevata tassazione del lavoro».

Dei lavoratori previsti in entrata a inizio anno, i più difficili da trovare, sono gli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine (55,8%), in particolare gli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (63,4%), gli operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (61%) e gli operai specializzati nelle industrie del legno e della carta (59,2%).

A livello regionale, nel primo mese dell’anno in corso, fanno più fatica ad intercettare i profili di cui hanno bisogno soprattutto le imprese del Trentino-Alto Adige

Il Lazio si colloca al 37,3%, con una percentuale che sale al 40,3% nelle imprese fino a 49 dipendenti.
Roma si colloca al 32,9%, sotto la media nazionale del 40,5%.

Tra i fattori che sottendono il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, la crisi demografica, determinata da denatalità e invecchiamento della popolazione, si riverbera sul mercato del lavoro, riducendo gli attivi e incrementando la difficoltà di reperimento.
Nel Lazio, nei prossimi 30 anni, la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) è prevista in diminuzione del 22,2%, con un calo diffuso in tutte le regioni, e una accentuazione di circa dieci punti percentuali nel Mezzogiorno (-33,4%) a fronte di una media nazionale del 23,6%.

Nell’artigianato Il Lazio si colloca la 48,9%. Lazio e la Lombardia sono però le Regioni che presentano in assoluto più difficoltà a trovare lavoratori per le imprese artigiane che in quelle non artigiane.

In diversi comparti della manifattura, nel Lazio e nella nostra Capitale, la quota di difficoltà di reperimento arriva ad una posizione su due: metallurgia e prodotti in metallo, apparecchiature elettriche ed elettroniche, ottiche e medicali, macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto, legno e mobili. Stesso discorso per le costruzioni, per la riparazione di autoveicoli e motocicli, per i servizi informatici e delle telecomunicazioni, per trasporto, logistica e magazzinaggio.
Le professioni a vocazione artigiana, dove si registra una quota di difficoltà di reperimento intorno al 50% sono: conduttori di mezzi pesanti e camion, muratori, elettricisti, tecnici della vendita e della distribuzione, idraulici, acconciatori, riparatori di automobili, conduttori di automobili, furgoni e altri veicoli, installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici, tecnici programmatori.

Per quanto riguarda l’intensità del fenomeno, sono difficili da trovare i due terzi delle entrate di: progettisti e amministratori di sistemi, analisti e progettisti di software, intonacatori, specialisti di saldatura elettrica, operai addetti a macchinari.

Nell’artigianato un terzo delle entrate sono difficili da reperire per il ridotto numero di candidati, il resto per l’inadeguatezza dei candidati e per altri motivi tra i quali: la precedente esperienza lavorativa, necessaria per posizioni con elevate competenze tecniche, il livello e le prospettive di evoluzione della retribuzione e della carriera in azienda, la tipologia contrattuale offerta, oltre all’accesso a strumenti di welfare aziendale.

Le considerazioni del Presidente:

“La rapidità del progresso tecnologico nella transizione digitale ha generato certamente una maggiore difficoltà di aggiornamento e adeguamento del sistema scolastico e, dopo la pandemia, si osserva un minore appeal per lavori ad elevata interazione personale o che non consentono forme di smart working.”.