Economia di prossimità, il Corriere della Sera rilancia l’analisi di Confartigianato Roma
Le tensioni geopolitiche internazionali, l’aumento dei costi energetici e la crisi delle materie prime stanno ridefinendo il sistema economico globale. In questo scenario, l’analisi di Confartigianato Roma, rilanciata da “Il Corriere della Sera”, evidenzia una tendenza sempre più concreta: il ritorno all’economia di prossimità.
Le imprese artigiane del territorio stanno dimostrando una straordinaria capacità di resilienza, puntando su qualità, filiere corte, prodotti biologici e forniture a chilometro zero.
Cresce la domanda di prodotti locali e artigianali
Secondo i dati elaborati da Confartigianato Roma, nel Lazio oltre 1 milione di consumatori sceglie prodotti km 0 e realtà produttive locali. Una dinamica che si rafforza proprio mentre guerre, dazi e rincari energetici colpiscono le grandi filiere internazionali.
Nel 2025 la produzione alimentare e delle bevande è cresciuta dell’1,2%, in controtendenza rispetto al calo dello 0,5% del manifatturiero. Nei primi mesi del 2026 il comparto continua a registrare segnali positivi, confermando la solidità del sistema artigiano territoriale.
Roma e il Lazio possono inoltre contare su un patrimonio agroalimentare di grande valore:
- 492 prodotti agroalimentari tradizionali nel Lazio;
- 207 tipologie di pasta fresca e prodotti da forno;
- 109 prodotti vegetali tradizionali;
- 65 specialità legate alle carni e alle lavorazioni locali.
Le considerazioni del Presidente Andrea Rotondo
Il Presidente di Confartigianato Roma, Andrea Rotondo, ha evidenziato come il contesto internazionale stia modificando profondamente le abitudini di consumo e le dinamiche produttive del territorio.
«Le guerre, l’aumento dei costi energetici e le tensioni sulle materie prime stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema economico globale, ma le imprese artigiane stanno dimostrando una straordinaria capacità di resilienza», ha dichiarato Rotondo.
«Le attività di prossimità riescono ad assorbire meglio gli effetti della crisi perché lavorano con filiere corte, prodotti locali e rapporti diretti con il territorio. Questo permette di contenere l’impatto dei rincari legati ai trasporti internazionali e alle difficoltà delle grandi catene di approvvigionamento».
Il Presidente ha inoltre sottolineato il valore strategico della manifattura locale: «Difendere l’artigianato e le produzioni territoriali non significa soltanto sostenere le imprese, ma proteggere un patrimonio economico, culturale e occupazionale fondamentale per Roma e per il Lazio».
Rotondo ha poi evidenziato come i consumatori stiano premiando sempre di più qualità, sostenibilità e autenticità: «Sempre più cittadini scelgono prodotti km 0, eccellenze locali e negozi di quartiere. È un segnale importante che dimostra come l’economia di prossimità possa rappresentare una risposta concreta all’incertezza globale».
Infine, il Presidente di Confartigianato Roma ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rendere le attività di vicinato sempre più accessibili e competitive: «Servono investimenti su mobilità, sicurezza, decoro urbano e servizi per permettere alle persone di vivere i quartieri, sostenere il commercio locale e rafforzare il tessuto economico delle nostre comunità».
Alimentari, bevande e ristorazione trainano la resilienza del territorio
Nel Lazio il comparto artigiano dell’alimentare e della ristorazione conta:
- 3.620 imprese artigiane;
- oltre 11.800 addetti;
- un fatturato regionale stimato in 1,1 miliardi di euro.
Nella sola Roma operano:
- 2.283 imprese artigiane;
- 7.564 addetti nel settore alimentare e della ristorazione.
Numeri che dimostrano la centralità dell’artigianato nell’economia locale e la capacità delle imprese di adattarsi alle trasformazioni del mercato globale.
Dalla crisi globale alla valorizzazione del territorio
La chiusura dello Stretto di Hormuz, l’aumento del prezzo dell’energia e la crescita dei costi di trasporto stanno modificando le abitudini di consumo. Sempre più cittadini scelgono infatti prodotti locali, biologici e filiere corte, privilegiando qualità, sostenibilità e rapporto diretto con il territorio.
L’economia di prossimità diventa così uno strumento concreto di resilienza economica, capace di rafforzare il tessuto produttivo locale e sostenere l’occupazione.




