Come si evince dallo studio condotto da Confartigianato Roma, quasi 4.347 imprese romane hanno subito le conseguenze date dall’aumento dell’inflazione e dal dilagare dei centri commerciali, presenti ormai su tutto il territorio della Capitale.
Fra le categorie maggiormente penalizzate troviamo le attività di vendita di abbigliamento e calzature (-1259), seguite dalle librerie (– 595) e esercizi alimentari (– 585 tra pizzicherie e salumerie). Si registra un saldo negativo anche per i negozi di arredamento (-331), profumerie (-131) e telefonia (-115).
Secondo il Presidente Andrea Rotondo “l processo di desertificazione in atto da alcuni anni è un fenomeno ormai strutturale, così come il conseguente degrado e l’insicurezza che vengono percepiti sempre di più dai cittadini”.
Questa desertificazione vede la zona est della capitale come la zona più colpita (le zone di Tiburtino, Prenestino-Labicano, Tuscolano, Collatino, Appio e Centocelle) dove sono scomparsi quasi 1.057 esercizi commerciali. Il centro storico perde invece 825 unità, mentre la zona nord ( da Balduina a Talenti, dai Parioli a Flaminio, Pinciano, Monte Mario) registra -517, la zona ovest ( Gianicolense, Aurelio, Primavalle e Trionfale)– 506 attività e, infine, la zona sud (Ostiense, Portuense, Eur) con -793.
Le considerazioni del Presidente
“L’esperienza delle reti d’impresa può contribuire ad arrestare questa tendenza grazie a politiche di sussidiarietà tra il Comune e le aggregazioni di commercianti e artigiani di prossimità. Come Confartigianato presenteremo una proposta di un vero e proprio patto territoriale che favorisca la rinascita economico-sociale dei territori urbani”.




