Chiudono 1.890 imprese artigiane: il Presidente Rotondo su Il Corriere della Sera.

Spariscono dalla città tappezzieri e falegnami, ceramisti, fabbri, e perfino estetiste e parrucchieri, oltre che negozi di alimentari tradizionali.
Facendo il paragone con il 2021: nei primi tre mesi del 2022 le iscritte alla Camera di Commercio sono infatti 66.310 contro le 68.200 dell’anno precedente.

Nella percezione del Presidente Rotondo l’artigianato si sta impoverendo non tanto per la riduzione del numero delle imprese, ma soprattutto per i pochi vantaggi riconosciuti a un imprenditore artigiano nonostante quanto stabilito dall’Art. 45 della Costituzione: “La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato”.

A livello regionale:“Nel Lazio, nel primo trimestre 2022, si contano 94.582 imprese artigiane registrate. Il settore Costruzioni registra un andamento positivo con un +411 imprese iscritte, mentre crollano i Servizi alla Persona a -187″ .

Oltre a questo, aggiunge il Presidente, “L’assimilazione delle imprese Artigiane alle imprese commerciali e di servizi, operata soventemente dalle amministrazioni locali, la presenza di un procedimento amministrativo autorizzatorio e l’abolizione della Commissioni Provinciali dell’Artigianato operata nel 2015, hanno fatto sì che la scelta imprenditoriale di operare come impresa industriale o commerciale fosse l’unica alternativa possibile”.

Le parole del Presidente Rotondo: ” La mancanza negli ultimi 20 anni di politiche a sostegno delle imprese manifatturiere e di aree produttive, determinata dal favorire gli interessi
della rendita immobiliare,
ha impoverito il tessuto manifatturiero di Roma che si caratterizza sempre più come un grande mercato che come territorio produttivo”.

Tuttavia, conclude il Presidente: “nell’ultimo biennio si sono manifestate una serie di condizioni positive quali l’approvazione nel 2019 del TUC, la disposizione di regole più restrittive per lo sviluppo della GDO, la valorizzazione del commercio di vicinato attraverso il sistema dei “Distretti Commerciali”, le Reti d’impresa, che lasciano uno spiraglio di speranza per il rilancio dei sistemi economici urbani”.